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Il vincolo associativo quale presupposto della tutela arbitrale sportiva internazionale (Tribunale Arbitrale dello Sport, lodo 2025/A/11278)

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    Excellentia11
  • 19 ore fa
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Il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) – con lodo CAS 2025/A/11278 – è intervenuto circa la delimitazione soggettiva della giurisdizione arbitrale del TAS e, più in generale, sul fondamento consensualistico della tutela arbitrale nell’ordinamento sportivo transnazionale. La pronuncia si colloca in un contesto caratterizzato da crescenti tensioni tra autonomia dell’ordinamento sportivo, struttura associativa delle federazioni internazionali e progressiva emersione di soggetti operanti ai margini – ovvero al di fuori – del tradizionale sistema federale. In tale prospettiva, il panel offre una ricostruzione particolarmente rigorosa della clausola compromissoria federale, riaffermandone la natura eccezionale e l’insuscettibilità di applicazione estensiva al di fuori dei soggetti espressamente contemplati dal quadro statutario.


La controversia trae origine dal trasferimento di un giocatore professionista di hockey su ghiaccio da un club appartenente alla Kontinental Hockey League (KHL) a una società affiliata alla federazione svizzera e, dunque, inserita nel sistema regolamentare della International Ice Hockey Federation (IIHF).


Secondo la prospettazione della lega ricorrente (KHL), il trasferimento sarebbe avvenuto in violazione di un contratto professionistico ancora efficace, nonché in contrasto con le disposizioni contenute nel IIHF International Transfer Regulations. La KHL lamentava, inoltre, che la IIHF avesse omesso di dare seguito alle richieste di apertura di procedimenti disciplinari presentate in data 20 dicembre 2024 nei confronti dei soggetti coinvolti nel trasferimento, sostenendo che tale inerzia integrasse una forma di “denial of justice” suscettibile di sindacato arbitrale dinanzi al TAS.


Sulla base di tali premesse, la KHL proponeva appello nei confronti della IIHF, della federazione svizzera, del club destinatario del trasferimento e del giocatore interessato, chiedendo, in via principale, l’irrogazione di sanzioni disciplinari e, in subordine, l’ordine alla IIHF di attivare il relativo procedimento disciplinare.


La IIHF eccepiva preliminarmente il difetto di giurisdizione del TAS, evidenziando come la KHL avesse cessato, a far data dal 1° agosto 2024, di operare nell’ambito della federazione russa affiliata alla IIHF, collocandosi pertanto al di fuori del sistema associativo federale internazionale.


Il collegio arbitrale ha accolto l’eccezione preliminare, dichiarando il difetto di giurisdizione del TAS e l’inammissibilità dell’appello.


La motivazione del lodo si sviluppa attorno alla riaffermazione del principio secondo cui la giurisdizione arbitrale sportiva trova il proprio fondamento esclusivo nel consenso delle parti, espresso direttamente ovvero mediato attraverso l’adesione agli statuti e ai regolamenti federali contenenti la relativa clausola compromissoria.


Muovendo dagli artt. R27 e R47 del Code CAS, il panel evidenzia come la competenza arbitrale non possa essere desunta in via implicita né tantomeno ricavata da esigenze di funzionalità sistemica dell’ordinamento sportivo internazionale, ma richieda l’esistenza di un valido titolo giurisdizionale. In assenza di un accordo arbitrale diretto tra la KHL e i resistenti, il collegio concentra dunque l’analisi sulla possibilità di ricondurre la lega ricorrente nell’ambito soggettivo di applicazione dell’art. 22.1 dello Statuto IIHF.


Il passaggio centrale della motivazione risiede nella qualificazione della nozione di “League" contenuta nello Statuto IIHF. Il collegio valorizza una lettura strettamente letterale della disposizione, osservando come la qualifica di lega rilevante ai fini dell’accesso alla giurisdizione arbitrale presupponga indefettibilmente l’affiliazione a una Federazione Sportiva Nazionale della IIHF. La cessazione del rapporto di integrazione della KHL con la federazione russa affiliata determina, pertanto, il venir meno del presupposto soggettivo necessario per invocare la clausola arbitrale federale.


Sotto tale profilo, il lodo assume particolare rilievo poiché riafferma una concezione “chiusa” dell’ordinamento sportivo internazionale, fondata sulla centralità del vincolo associativo quale criterio di delimitazione tanto della soggettività regolamentare quanto dell’accesso agli strumenti di tutela giurisdizionale interna.


Di particolare interesse è altresì il rigetto dell’argomento difensivo fondato sulla qualifica di “Non-Member Organisation”. La KHL sosteneva infatti che il IIHF International Transfer Regulations riconoscesse, quantomeno implicitamente, una posizione giuridicamente tutelata anche alle organizzazioni non affiliate, sì da consentire loro l’accesso alla tutela arbitrale del TAS.


Il panel opera, tuttavia, una netta distinzione tra la possibile rilevanza sostanziale di determinati interessi nell’ambito della regolamentazione federale e la titolarità di una posizione processuale azionabile dinanzi al TAS. In tal modo, il collegio chiarisce che la circostanza per cui un regolamento federale disciplini rapporti incidenti anche su soggetti esterni al sistema associativo non implica, di per sé, l’estensione della clausola compromissoria a tali soggetti.


La pronuncia presenta altresì profili di interesse nella parte relativa al “denial of justice”. Pur senza escludere in astratto che l’inerzia di un organo federale possa costituire una violazione suscettibile di sindacato arbitrale, il collegio ritiene assorbente la carenza del presupposto soggettivo di accesso alla giurisdizione TAS. Si afferma così, implicitamente, che il diritto a invocare tutela contro un diniego di giustizia presuppone comunque la previa appartenenza del soggetto ricorrente al perimetro applicativo della clausola arbitrale federale.


Non meno significativa appare la parte del lodo dedicata al diritto di appello e all’interesse ad agire. Richiamando consolidati orientamenti della giurisprudenza arbitrale e principi propri del diritto processuale svizzero, il panel ribadisce che l’accesso alla tutela arbitrale presuppone l’esistenza di un interesse giuridico diretto, concreto e meritevole di protezione. Nel caso de quo, la KHL non risultava parte del contratto asseritamente violato né titolare di una posizione giuridica soggettiva immediatamente incisa dal trasferimento del giocatore. Le domande formulate, aventi natura essenzialmente disciplinare, miravano infatti a sollecitare l’esercizio di poteri sanzionatori federali rispetto ai quali la lega ricorrente non vantava alcun diritto azionabile.


In definitiva, il lodo in commento si segnala per aver contributo a delimitare con maggiore precisione i confini soggettivi della giurisdizione TAS, escludendo interpretazioni funzionali o espansive della clausola compromissoria fondate sulla mera incidenza economica o regolamentare delle decisioni federali nei confronti di soggetti terzi. Al contempo, il lodo evidenzia le criticità che possono emergere nei rapporti tra ordinamento sportivo internazionale e operatori collocati al di fuori del circuito associativo federale, soprattutto in contesti caratterizzati da frammentazione istituzionale e tensioni geopolitiche. In tale prospettiva, la decisione sembra privilegiare in modo netto le esigenze di certezza ordinamentale e delimitazione della competenza arbitrale rispetto a una concezione sostanzialistica della tutela. Ne deriva una riaffermazione particolarmente intensa dell’autonomia dell’ordinamento sportivo internazionale, intesa non soltanto quale indipendenza regolamentare, ma altresì quale capacità dell’ordinamento medesimo di definire autonomamente i propri confini soggettivi e giurisdizionali.


Per consultare la decisione integrale CLICCA QUI.


Dott. Mario Piroli


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